Biografia di Gaetano Capone
Origini e famiglia
Gaetano Capone nasce il 10 luglio 1845 a Maiori, piccolo comune della Costiera Amalfitana in provincia di Salerno, all’interno di una famiglia di pittori: il padre Luigi era egli stesso un figurinista attivo nel territorio maiorese. Questa radice artistica familiare costituirà un humus fertile per la formazione del giovane Gaetano, destinato a diventare il più importante esponente della cosiddetta scuola pittorica maiorese.
Formazione accademica
Gaetano Capone si forma dapprima sotto la guida di Tommaso De Vivo (1790–1884), pittore napoletano di solida tradizione classica, per poi frequentare il Regio Istituto di Belle Arti di Napoli. La sua formazione prosegue a Roma, dove all’Accademia di San Luca diventa allievo prediletto di Cesare Fracassini (1838–1868), maestro di orientamento purista. In questo periodo, nel 1864, collabora attivamente con Fracassini alla realizzazione degli affreschi della navata centrale della Basilica di San Lorenzo fuori le Mura, un’esperienza di grande valore tecnico e formativo.
Alla morte prematura di Fracassini, stroncato dalla febbre tifoidea a soli trent’anni, Capone è costretto a fare ritorno a Napoli. Qui la sua evoluzione artistica compie una svolta decisiva: l’incontro con Filippo Palizzi e Domenico Morelli, due pilastri del verismo partenopeo, gli trasmette un linguaggio realistico più libero, caldo e direttamente osservato dalla realtà.
Gli esordi e la svolta verista
Già nel 1864, mentre si trova ancora a Roma, Capone esordisce alla Promotrice napoletana con Un mendico. Due anni dopo presenta La ricompensa dopo il racconto e Vien chiamato, mentre nel 1867 espone la triade Ozio, Vizio e Lavoro. In questi lavori la pennellata è ancora levigata, la descrizione minuziosa, la tematica leggera e tratta dalla quotidianità napoletana e romana.
La vera svolta si manifesta alla Promotrice fiorentina del 1875, quando Capone presenta Barca peschereccia nella Costiera di Amalfi: la tavolozza si schiarisce, la narrazione si fa meno rigida, la pennellata acquista una maggiore sintesi formale e una libertà espressiva che segna il definitivo passaggio al verismo. L’anno successivo, a Genova, invia La piccola massaia e Fra gli scogli, mentre all’Esposizione Nazionale di Napoli del 1877 avviene il suo vero riconoscimento critico, con l’opera Il catechismo al villaggio.
Stile e tecnica
Il verismo e la lezione di Palizzi e Morelli
Lo stile di Gaetano Capone rappresenta una sintesi equilibrata tra il rigore formale della tradizione accademica, appresa da De Vivo e Fracassini, e la libertà cromatica e narrativa del verismo napoletano, assimilata da Palizzi e Morelli. Il suo segno grafico rimane sempre corretto e accurato, come nota costante di tutta la sua produzione, ma il colore si fa più caldo, la luce più naturale, l’atmosfera sempre più aderente alla realtà osservata.
Soggetti e temi ricorrenti
Nella prima fase della carriera Capone privilegia le scene di genere e la rappresentazione della vita popolare napoletana: interni domestici, figure di pescatori, scene di vita campestre e costumi locali sono i soggetti prediletti. Con il ritorno definitivo a Maiori, intorno al 1880, la sua produzione si orienta sempre più verso il paesaggio e in particolare verso le marine della Costiera Amalfitana, che diventano il suo tema identitario. È in questa fase che Capone viene definito, insieme ad altri artisti del territorio,
