Giacomo Grosso

Giacomo Grosso pittore quadro dipinto ritratto

Biografia di Giacomo Grosso

Origini e formazione

Giacomo Grosso nacque a Cambiano, presso Torino, il 25 maggio 1860, da Guglielmo — falegname di mestiere — e Giovanna Vidotti, nono di undici figli. Le difficili condizioni economiche della famiglia lo condussero, all’età di dieci anni, a entrare nel seminario di Giaveno, come unica possibilità per proseguire gli studi. Fu qui che emersero il suo talento naturale per il disegno e la pittura.

Fu il pittore Andrea Gastaldi a intuire le straordinarie potenzialità del giovane: dopo avergli fatto copiare un gesso e aver visto il risultato, si adoperò per fargli ottenere una borsa di studio dal Comune di Cambiano. Grazie a questo sostegno, nel 1873 Grosso si iscrisse all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, dove Gastaldi divenne il suo principale maestro e guida. Per mantenersi durante gli studi, il giovane pittore si industriò dipingendo insegne di negozi e, dal 1879, ritraendo soggetti da fotografie.

La formazione accademica di Grosso fu brillante: nel 1882, al penultimo anno di Accademia, ottenne tre medaglie d’oro ai concorsi annuali — due primi premi per la Pittura e uno per la Pittura murale a tempera — e nel 1883 concluse gli studi con la vittoria al concorso Triennale di Pittura. Determinante per la sua crescita fu anche il contatto, all’Esposizione Nazionale di Torino del 1880, con le opere di Francesco Paolo Michetti, Giacomo Favretto e Giuseppe De Nittis, che stimolarono in lui un’attenzione sempre più raffinata alla luce, al colore e alla resa atmosferica della realtà.

L’ascesa e la consacrazione

Nel 1884 Grosso partecipò all’Esposizione Generale Italiana di Torino presentando tra le sue opere La cella delle pazze, ispirata a Storia di una capinera di Giovanni Verga. Il dipinto sancì la sua affermazione sulla scena artistica nazionale grazie alla potenza espressiva e alle sapienti soluzioni luministiche. Da quel momento il nome di Grosso divenne sinonimo di ritrattismo d’eccellenza nell’ambiente artistico torinese.

A soli 29 anni, nel 1889, alla morte di Gastaldi, Grosso entrò a far parte del corpo docente dell’Accademia Albertina come titolare della cattedra di Disegno di Figura, avviando una carriera didattica che sarebbe durata oltre quarant’anni. Giovanissimo insegnante, ebbe a disposizione per speciale concessione ampi locali dell’Accademia come studio personale.

A trent’anni era già tra i pittori italiani più famosi. Il suo studio all’Albertina divenne il crocevia dell’alta società dell’epoca: splendide nobildonne, gentiluomini, monarchi e presidenti di repubbliche si avvicendavano per posare davanti al suo cavalletto. Nel 1894 presentò alla Triennale di Brera il Ritratto della signora X, acquistato dalla Regina Madre.

Il momento di massima notorietà — e di massima controversia — arrivò nel 1895, quando alla Prima Esposizione Internazionale d’Arte della Città di Venezia presentò Il supremo convegno, raffigurante un corteo di nude amanti attorno al cataletto di un morto Don Giovanni fra i ceri. L’opera vinse il primo premio del pubblico ma suscitò uno scandalo tale da far ribattezzare l’evento