Alberto Burri (Città di Castello, 1915 – Nizza, 1995) e’ uno dei piu’ importanti artisti italiani del Novecento — considerato da molti, insieme a Lucio Fontana e Giorgio Morandi, il piu’ influente maestro italiano del secondo dopoguerra. Inventore di una poetica della materia ferita — sacchi di juta cuciti e bruciati, plastiche combustionate, cretti di terra screpolata — le sue opere si trovano al Guggenheim di New York, al Centre Pompidou di Parigi, alla Tate Modern di Londra. Il record d’asta assoluto e’ di 9.109.000 sterline (circa 11.596.435 euro) per Sacco e Rosso (1959, cm 149.9×129.5), Sotheby’s Londra, 10 febbraio 2016. I Sacchi e le Combustioni di grande formato valgono tra 1.000.000 e 10.000.000 di euro. La Galleria Ponti offre valutazioni gratuite con risposta in giornata.
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Quanto vale un’opera di Alberto Burri? Prezzi aggiornati
Le quotazioni di Burri variano enormemente in base alla serie. I Sacchi degli anni Cinquanta sono le opere piu’ rare e piu’ preziose. Le Combustioni e le Plastiche seguono. I Cretti e i Cellotex hanno un mercato solido e stabile. Le grafiche sono accessibili a tutti i collezionisti. E’ fondamentale non confondere le tipologie: un sacco degli anni ’50 vale milioni, mentre una grafica dello stesso artista vale poche migliaia di euro.
| Serie | Periodo / Materiali | Fascia di prezzo |
|---|---|---|
| Sacchi (grandi formati storici) | Juta, tela, olio, 1950–1961 | € 2.000.000 – € 11.600.000 |
| Sacchi (medi formati) | Juta, tela, olio, 1950–1961 | € 500.000 – € 2.000.000 |
| Combustioni e Plastiche (grandi) | Plastica e combustione, 1957–1964 | € 500.000 – € 5.000.000 |
| Combustioni e Plastiche (medi) | Plastica e combustione, anni ’60 | € 100.000 – € 600.000 |
| Ferri | Lamiera, 1958–1966 | € 200.000 – € 1.500.000 |
| Cretti e Cellotex | Anni ’70–’90 | € 20.000 – € 500.000 |
| Combustioni su carta | Vari periodi | € 20.000 – € 120.000 |
| Grafiche (acquaforti, litografie, serigrafie) | 2RC Edizioni d’Arte, Roma | € 1.000 – € 20.000 |
Avvertenza importante sul mercato attuale: il mercato di Burri ha raggiunto il suo picco massimo nel 2016–2017, in coincidenza con la grande retrospettiva al Guggenheim di New York. Negli ultimi dieci anni i prezzi sono complessivamente scesi rispetto a quei massimi storici. Questo non significa che le opere abbiano perso valore assoluto — restano tra le piu’ costose dell’arte italiana — ma chi ha acquistato ai prezzi del 2016-2017 deve aspettarsi una rivalutazione graduale. Per chi vende oggi, la qualita’ dell’opera e la provenienza documentata sono piu’ importanti che mai.
Record d’asta di Alberto Burri
Il record assoluto e’ di 9.109.000 sterline (circa 11.596.435 euro) per Sacco e Rosso (1959, sacco di juta con interventi pittorici, cm 149.9×129.5 — il piu’ grande dei 15 “Sacco e Rosso” esistenti, esposto anche alla retrospettiva del Guggenheim di New York), Sotheby’s Londra, 10 febbraio 2016. La stessa opera era passata da Christie’s nel 2007 per 1,9 milioni di sterline — un incremento di quasi cinque volte in meno di dieci anni. Tra gli altri risultati storici significativi: 9.1 milioni di dollari per Rosso Plastica M1 (Sotheby’s 2019); 12.3 milioni di dollari per una Combustione Plastica (Sotheby’s 2020); 7.8 milioni di dollari per una Combustione plastica (Christie’s 2015).
I Sacchi: le opere piu’ iconiche e piu’ preziose
I Sacchi sono la serie che ha reso celebre Burri nel mondo — e quella che raggiunge i valori piu’ alti in assoluto. Realizzati tra il 1950 e il 1961, sono opere in cui Burri usa sacchi di juta (i grossolani sacchi di spedizione postale, laceri e rammendati) come superficie pittorica. Li cuce, li taglia, li brucia, vi applica olio e vinavil — trasformando un materiale povero e di scarto in una superficie cariche di umanita’ e di storia.
La scelta della juta non era casuale. Burri aveva trascorso diciotto mesi in un campo di prigionia in Texas durante la guerra, e aveva visto i sacchi di iuta come materiale quotidiano — per trasportare generi alimentari, per dormire, per sopravvivere. La juta era la materia della poverta’, della guerra, della sopravvivenza. Trasformarla in arte era un atto al tempo stesso poetico e politico. “Il mio lavoro parla da solo“, diceva Burri — e non spiegava mai i suoi materiali ne’ le sue tecniche.
I Sacchi di grande formato degli anni Cinquanta — specialmente i Sacco e Rosso, dove la juta e’ accompagnata da macchie di rosso che evocano il sangue — sono le opere piu’ rare e piu’ quotate. Presenti in tutti i grandi musei del mondo, rarissimamente appaiono sul mercato.
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Come vendere un’opera di Alberto Burri
La Galleria Ponti acquista direttamente opere di Alberto Burri con pagamento immediato e trattativa riservata. Siamo particolarmente interessati ai Sacchi, alle Combustioni e alle Plastiche. Valutiamo qualsiasi opera dell’artista di tutte le serie.
- Inviateci foto ad alta qualita’ del fronte, del retro e di dettagli ravvicinati della superficie (cuciture dei sacchi, texture delle combustioni, cretti, bordi del cellotex). Per le opere materiche la superficie e’ determinante per la valutazione.
- Indicate le dimensioni precise in centimetri, la serie (Sacco, Combustione, Plastica, Ferro, Cretto, Cellotex), la tecnica e i materiali e l’anno.
- Indicate qualsiasi documentazione disponibile: numero di registrazione presso la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri (fondazioneburri.org), etichette di gallerie storiche, citazioni in cataloghi di mostre, precedenti passaggi in asta.
- Riceverete una valutazione in giornata e, se interessati, una proposta d’acquisto diretta.
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Domande frequenti sulla vendita
Quanto tempo richiede la vendita?
In caso di acquisto diretto, la transazione si chiude in pochi giorni con pagamento immediato.
Quali documenti servono?
Il numero di registrazione presso la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri di Citta’ di Castello e’ il documento principale. Per le grafiche il certificato di 2RC Edizioni d’Arte di Roma. Possiamo assisterti nel processo di archiviazione.
Devo pagare tasse sulla vendita?
No. Il soggetto privato che vende un’opera d’arte non e’ tenuto al pagamento di alcuna tassa in Italia.
Biografia di Alberto Burri
Alberto Burri nasce a Città di Castello (Perugia) il 12 marzo 1915. Studia medicina all’Universita’ di Perugia, laureandosi nel 1940. Durante la Seconda Guerra Mondiale e’ ufficiale medico in Africa; nel 1943 viene fatto prigioniero dagli Alleati in Tunisia e internato nel campo di Hereford, Texas. E’ in questo campo di prigionia — durante i lunghissimi mesi di attesa — che Burri inizia a dipingere, usando i materiali che ha a disposizione: carta, juta, qualsiasi cosa. La guerra e la prigionia sono alle origini della sua poetica della materia ferita.
Torna in Italia nel 1946. Si stabilisce a Roma, rinuncia alla medicina e si dedica interamente alla pittura. Le prime mostre alla Galleria La Margherita di Roma nel 1947 e 1948 presentano opere figurative e poi astratte. Nel 1951 fonda insieme a Ettore Colla, Giuseppe Capogrossi e Mario Ballocco il Gruppo Origine — un manifesto per un’arte essenziale, fondata su segno, struttura e materia. Comincia a esporre i Neri, le Muffe e poi i primi Sacchi — opere che stupiscono e scandalizzano.
Il successo internazionale arriva rapidamente. Nel 1953 espone a Chicago e a New York. Nel 1955 vince il premio dell’Italian-American Art Critic Circle. Nel 1956 partecipa alla Biennale di Venezia. I critici americani (in particolare James Johnson Sweeney) riconoscono in lui uno degli artisti piu’ radicali del dopoguerra. Negli anni Cinquanta e Sessanta sviluppa tutte le serie principali: i Sacchi, le Combustioni (legno, tela, plastica), le Plastiche, i Ferri, i Legni.
Negli anni Settanta la ricerca si sposta verso soluzioni piu’ architettoniche e monumentali: i Cretti (superfici di caolinite screpolata, che evocano la terra arsa) e i Cellotex (pannelli di fibra industriale). Tra il 1985 e il 1989 realizza il Grande Cretto di Gibellina (Trapani) — un’opera di land art monumentale che ricopre le macerie della vecchia Gibellina (distrutta dal terremoto del 1968) con una colata di cemento bianco screpolato in blocchi irregolari: circa 80.000 metri quadrati, una delle opere di arte pubblica piu’ grandi del mondo.
Nel 1981 viene inaugurata la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri a Citta’ di Castello — il museo principale dell’artista, che conserva una raccolta straordinaria delle sue opere. Nel 1995 riceve il Premio Imperiale giapponese — il massimo riconoscimento internazionale per le arti visive. Muore a Nizza il 13 febbraio 1995. Nel 2016 il Guggenheim di New York gli dedica la grande retrospettiva The Trauma of Painting — che coincide con il picco massimo del suo mercato.
Come riconoscere un’opera autentica di Alberto Burri
Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri: la Fondazione (fondazioneburri.org) e’ il principale ente di autenticazione e registrazione. Ogni opera autentica e’ schedata con un numero di registro (es. “66.24” per un’opera del 1966). La presenza nel Catalogo Generale garantisce la massima affidabilita’. Per le opere grafiche il riferimento e’ il Catalogo Generale dell’Opera Grafica di Bruno Cora’ (2015).
Coerenza dei materiali: ogni serie di Burri ha caratteristiche fisiche precise e riconoscibili. I Sacchi mostrano juta autentica, cuciture manuali, tracce di olio e vinavil. Le Combustioni mostrano plastica realmente bruciata — non simulata — con bordi fusi e toni che vanno dal nero al rosso ossido. I Cretti mostrano la screpolatura naturale della miscela acrilica con kaolino. Qualsiasi incoerenza materica rispetto al periodo dichiarato merita verifica.
Firma: Burri firmava generalmente al retro — “Burri” in corsivo, spesso con la data e il titolo della serie (es. “Sacco”, “Cretto B”). La firma sul fronte e’ rara.
Provenienza: etichette della Galleria dell’Obelisco di Roma, della Galleria La Tartaruga, della Galleria Il Naviglio di Milano o di altre gallerie storiche aggiungono valore. Passaggi precedenti in aste documentate sono indicatori forti.
Domande frequenti su quotazioni e valutazioni di Alberto Burri
Quanto vale un Sacco di Alberto Burri?
I Sacchi di grande formato degli anni Cinquanta valgono tra 2.000.000 e 11.600.000 euro. I formati medi tra 500.000 e 2.000.000 euro. Il valore dipende molto dalla qualita’ dell’opera, dalla presenza della componente rossa o nera, e dalla provenienza.
Qual e’ il record d’asta di Alberto Burri?
9.109.000 sterline (circa 11.596.435 euro) per Sacco e Rosso (1959, cm 149.9×129.5), Sotheby’s Londra, 10 febbraio 2016 — raggiunto in coincidenza con la grande retrospettiva al Guggenheim di New York.
Il mercato di Burri e’ in crescita o in calo?
Il mercato di Burri ha raggiunto il picco nel 2016–2017 e negli ultimi dieci anni ha perso circa il 42% rispetto a quei massimi storici. Resta comunque uno dei mercati piu’ solidi dell’arte italiana — le opere importanti con buona provenienza continuano a trovare acquirenti a prezzi molto elevati. Chi vende oggi deve aspettarsi valori inferiori rispetto al 2016, ma superiori a qualsiasi periodo precedente.
Come faccio a sapere se un’opera di Burri e’ autentica?
L’autenticita’ si verifica tramite la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri (fondazioneburri.org), che rilascia il numero di registro e certifica l’opera. La Galleria Ponti puo’ assisterti nel processo di verifica.
Come posso vendere un’opera di Alberto Burri?
Invia foto del fronte, retro e dettagli ravvicinati della superficie via WhatsApp al (+39) 320 574 7749. Risposta in giornata, valutazione gratuita. In caso di acquisto diretto, pagamento immediato e trattativa riservata.
