Guglielmo Tato

Guglielmo Tato pittore quadro dipinto ritratto

Biografia di Tato (Guglielmo Sansoni)

Tato, nome d’arte di Guglielmo Sansoni, nacque a Bologna nel 1896 in una famiglia della borghesia emiliana. Formatosi da autodidatta con straordinaria capacità di auto-insegnamento, rappresenta uno dei casi più significativi di poliedricità artistica del Novecento italiano. Oltre alla pittura, Tato si cimentò con successo nella fotografia, scenografia, regia, design di arredi e ceramica, divenendo un artista versatile di grande caratura culturale e organizzativa.

Formazione e prime esperienze

Benché privo di una formazione accademica tradizionale, Tato sviluppò precocemente competenze artistiche eccezionali attraverso l’osservazione diretta e lo studio autonomo. Durante la Prima Guerra Mondiale, nella quale si arruolò volontariamente, strinse importanti amicizie con figure cruciali del movimento artistico italiano dell’epoca: conobbe e collaborò con Umberto Boccioni e Mario Sironi, due giganti del Futurismo, che influenzarono significativamente la sua evoluzione stilistica.

Nel 1918 Tato si avvicinò ufficialmente al movimento futurista, abbracciandone i principi innovativi e le ricerche dinamiche sulla rappresentazione della modernità. Nel 1920 organizzò un celebre finto funerale pubblico con tanto di necrologi sui giornali locali, una performance provocatoria e visionaria che sanciva simbolicamente la “morte” di Guglielmo Sansoni e la “nascita” di Tato come artista futurista rinato. Questo gesto teatrale rappresenta uno degli episodi più emblematici della cultura futurista italiana.

Incontro con Marinetti e il consolidamento futurista

Nel 1922 Tato incontrò per la prima volta Filippo Tommaso Marinetti a Bologna, fondatore e teorico del Futurismo. Da questo incontro nacque una duratura amicizia e una proficua collaborazione intellettuale. Insieme, Tato e Marinetti organizzarono una mostra futurista itinerante che toccò le principali città dell’Italia settentrionale: partendo da Bologna giunse a Parma, Torino e Salsomaggiore, diffondendo i principi e le opere dell’avanguardia futurista.

Nello stesso periodo, tra i promotori del Gruppo Futurista Bolognese, Tato assunse un ruolo di primo piano nella definizione degli indirizzi estetici locali. Nel 1924 decise di trasferirsi a Roma, che divenne la sua città di residenza definitiva e il fulcro della sua straordinaria produzione artistica.

Stile e tecnica

L’aeropittura: una rivoluzione visiva

L’aspetto più caratterizzante della carriera artistica di Tato è la sua adesione all’aeropittura, movimento che rappresenta l’evoluzione più dinamica e innovativa del Futurismo italiano. Nel 1929 Tato firmò il Manifesto dell’Aeropittura insieme ad altri artisti futuristi, pubblicato sulla Gazzetta del Popolo. Questo manifesto teorizzava una pittura che rappresentasse la sensazione del volo, le prospettive aeree insolite, i ritmi della velocità vista dall’alto, anticipando in molti aspetti l’estetica del modernismo del XX secolo.

Lo stile pittorico di Tato nell’aeropittura si caratterizza per: prospettive vertiginose e dinamiche, visioni panoramiche della realtà osservata da un punto di vista elevato, come se lo spettatore sorvolasse il paesaggio in aeroplano; una tavolozza brillante e sintetica, con colori saturi e contrastanti che creano effetti di movimento e energia; una composizione spigolosa e sinuosa insieme, dove le linee si intrecciano in ritmi concitati ma controllati; effetti di dinamismo puro, con una pennellata frammentata che suggerisce velocità e trasformazione della materia.

Soggetti ricorrenti e tematiche

Le aeropitture di Tato rappresentano prevalentemente: paesaggi visti dall’alto con una prospettiva totalmente innovativa, città e strade che si deformano in prospettive aeree vertiginose, aeroplani e le sensazioni di volo, processioni e movimenti di folle osservati da una visuale privilegiata, elementi della modernità industriale (fabbriche, dighe, infrastrutture) reinterpretati attraverso l’esperienza del volo.

Tra le sue opere più celebrate e storicamente significative si annoverano: La processione della Madonna di S. Luca a Bologna (1926), La fiera del villaggio (1926), L’assalto – Fantasia per l’alcova dell’ardito Mario Carli (1926), Aeroplani (1930), Sorvolando Sabaudia (1935), Sensazione di volo (in diverse varianti), Spiralata d’elica, Lancio del paracadute. Questi titoli esemplificano perfettamente l’ossessione di Tato per il movimento, la velocità e le prospettive nuove generate dall’esperienza aeronautica.

Attività multidisciplinari e ricerca sperimentale

Scenografia, design e arti applicate

Oltre alla pittura da cavalletto, Tato sviluppò un’intensa attività nel design di arredi e nella scenografia teatrale. Realizzò sedie, cuscini, tendaggi, arazzi e altri oggetti di arredamento con principi futuristi, trasformando gli spazi domestici secondo la visione dinamica e innovativa del movimento. Progettò scenografie teatrali e costumi caratterizzati da geometrie ardite e colori vivaci. Realizzò carri di carnevale spettacolari e allestimenti per manifestazioni pubbliche, rimanendo attivo in questi settori fino agli anni Quaranta. Purtroppo, gran parte di questa produzione di arti applicate è andata perduta nel corso dei decenni, ma ne rimane testimonianza attraverso le fotografie storiche scattate nelle sue Case d’Arte Futuriste di Roma e Bologna, aperte nella metà degli anni Venti.

Ceramica e aeroceramiche

Tra il 1933 e il 1938, Tato collaborò intensamente con la manifattura ceramica “M.G.A.” di Albissola realizzando grandi opere in ceramica di altissima qualità tecnica. Tra i progetti più significativi figura un monumentale pannello celebrativo della Marcia su Roma, che l’artista donò personalmente a Benito Mussolini. Nel 1934 partecipò alla II Mostra d’Arte Coloniale con piastrelle rettangolari raffiguranti soggetti africani e coloniali, mentre nel 1935 realizzò maioliche in stile futurista per il Reale Istituto Artistico di Napoli. Le aeroceramiche rappresentano un’applicazione innovativa dei principi dell’aeropittura alla ceramica, con effetti di movimento e dinamismo trasferiti su superfici tridimensionali.

Fotografia futurista

Dal 1926 Tato assunse la direzione dell’agenzia fotografica “La Serenissima” a Roma, dove condusse esperimenti fotografici radicali e pionieristici: spettralizzazioni, solarizzazioni, fotomontaggi. Continuò e sviluppò il discorso iniziato dai fratelli Bragaglia (Anton Giulio e Arturo) durante il Primo Futurismo, portando la ricerca fotografica futurista verso nuovi orizzonti espressivi.

Nel settembre 1930, insieme a Marinetti, Tato organizzò il primo concorso fotografico nazionale italiano, un evento di grande importanza storica. Tra il 1930 e il 1931, lui e Marinetti elaborarono il Manifesto della fotografia futurista, teorizzando i principi di una fotografia intesa come strumento di rappresentazione dinamica della realtà moderna.

Mostre, esposizioni e riconoscimenti

Tato ebbe una presenza significativa nelle più importanti manifestazioni artistiche italiane e internazionali del Novecento. Alla Biennale di Venezia del 1926 presentò tre capolavori di aeropittura: La processione della Madonna di S. Luca a Bologna, La fiera del villaggio e L’assalto – Fantasia per l’alcova dell’ardito Mario Carli. Nel 1930 vinse il primo premio della Biennale con l’opera Aeroplani. Nel 1932 espose Avvitamento, Rovesciata, Spiralata, Paesaggio aereo e Sesquiplano, mentre nel 1934 ottenne una sala personale dedicata.

Nel 1929 partecipò alla Mostra dei Trentatré Artisti Futuristi a Milano presentando Dinamismo di tavola, Sensazione di volo I° tempo e Sensazione di volo II tempo. Nel 1931 espose alla prestigiosa Mostra Futurista di Aeropittura e Scenografia di Milano con ben 27 opere, tra cui Sensazione di volo, Prospettiva aerea, Spiralata d’elica, Lancio del paracadute, Idrovelocità, Coppa Schneider, Il senso del vuoto, Stracielo e Ritmi d’aeroplani.

Sempre nel 1931 partecipò alla I Quadriennale nazionale d’arte di Roma e alla Mostra del Sindacato Fascista di belle Arti del Lazio, presentando un’originale serie di aeropitture. Nel 1935 alla II Quadriennale nazionale d’arte di Roma portò nove opere significative tra cui Sorvolando Sabaudia, Acrobazie aeree, Quadrimotore e S. 55 su Ostia, tornandovi anche nell’edizione del 1939. Nel 1932 fu presente alla mostra Enrico Prampolini et les Aeropeintres Futuristes Italiens alla Galleries de Renaissance di Parigi.

Eseguì importanti decorazioni murali per edifici pubblici: le decorazioni per l’aeroporto di Nicelli a Venezia, gli affreschi nei palazzi delle Poste a Trento e a Palermo, nonché opere murarie nel 1927 per l’allora sede del Corriere Padano a Piacenza (realizzate con la collaborazione di Mimì Quilici Buzzacchi), e altre decorazioni in palazzi e aeroporti italiani (Siracusa, Palermo, Trento, Gorizia).

Ultimi anni e eredità

Attività tardiva e autobiografia

Nel 1941, nel pieno della sua maturità artistica e intellettuale, Tato scrisse la sua autobiografia intitolata Tato Raccontato da Tato, un documento straordinario che fornisce indicazioni fondamentali per la comprensione della sua evoluzione artistica, del suo rapporto con il Futurismo e delle molteplici esperienze attraversate (pittura, fotografia, scenografia, design, ceramica, arti applicate). Il libro rappresenta una testimonianza di rara valore sulla cultura futurista italiana del Novecento.

Morte e eredità nel panorama artistico

Tato morì a Roma nel 1974, ancora nel pieno delle sue sperimentazioni creative e della sua attività professionale. Lasciò un’eredità straordinaria e complessa che comprende dipinti, disegni, fotografie, ceramiche, scenografie e progetti di design. Le sue opere sono oggi conservate presso i principali musei italiani: il Museo del Novecento di Milano, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna (GNAM) di Roma e il MAMbo (Museo d’Arte Moderna di Bologna). Inoltre, diverse sue creazioni si trovano presso il Guggenheim Museum di New York, che ha esposto suoi lavori nella storica mostra “Italian Futurism, 1909–1944”.

Tato rappresenta uno dei nomi più significativi del Futurismo italiano e dell’aeropittura, un artista che ha saputo rinnovarsi continuamente, sperimentare con media diversi e contribuire in modo determinante allo sviluppo dell’arte moderna italiana. La sua figura complessa e multiforme rimane ancora oggetto di approfondita ricerca storico-artistica per la vastità e l’importanza del suo contributo.

Mercato e quotazioni delle opere di Tato

Tendenze generali del mercato

Il mercato di Tato è altamente differenziato in funzione del periodo di creazione dell’opera e della sua appartenenza alla stagione futurista. Le opere di aeropittura, realizzate tra gli anni Venti e gli anni Quaranta, rappresentano il segmento più ricercato e apprezzato dai collezionisti internazionali di arte moderna e futurista. Al contrario, le opere dei periodi successivi (anni Cinquanta in poi), pur mantenendo valori di mercato positivi, risultano meno richieste dal collezionismo specializzato.

Quotazioni per categoria di opera

Le aeropitture e i dipinti futuristi del periodo aureo (1920-1945) costituiscono il segmento premium del mercato di Tato. Una media delle quotazioni per i soggetti di aeropittura si colloca tra i 15.000 e i 40.000 euro per opere di qualità ordinaria. Le opere di straordinaria importanza storica, provenienza documentata e stato di conservazione eccellente possono raggiungere valori significativamente superiori.

I dipinti posteriori al 1945, realizzati quando Tato abbandona la ricerca futurista ed esprime un eclettismo artistico meno innovativo, sono quotati in una fascia inferiore, generalmente tra gli 800 e i 1.600 euro. È rilevante notare che, per questo periodo, le dimensioni dell’opera hanno un’incidenza di mercato relativamente limitata: anche tele di grandi dimensioni (circa 2 metri) possono restare invendute a 6.000 euro, segno evidente che il mercato dell’autore rimane concentrato sulla sua stagione futurista.

Le opere su carta (disegni, studi preparatori a carboncino, acquerelli, tempere) presentano quotazioni generalmente inferiori, collocandosi tra i 300 e i 2.000 euro in funzione della loro importanza storica, della tecnica utilizzata e dello stato di conservazione. I disegni preparatori per le grandi composizioni hanno una valutazione particolare se legati a opere esposte in mostre storiche.

Le fotografie futuriste realizzate per l’Agenzia La Serenissima, insieme alle solarizzazioni e ai fotomontaggi, rappresentano un segmento sempre più ricercato dai collezionisti specializzati, con quotazioni che variano dai 500 ai 3.000 euro per stampe storiche originali.

Fattori che incidono sulla valutazione

Diversi elementi condizionano la valutazione del mercato per le opere di Tato: il periodo di realizzazione (la stagione futurista 1920-1945 è dominante), la qualità compositiva e innovativa, la provenienza e la documentazione storica (opere esposte in storiche manifestazioni internazionali hanno maggior valore), lo stato di conservazione, l autenticità (fondamentale per un artista della complessità di Tato), la dimensione e la tecnica utilizzata (oli su tela mantengono generalmente valori superiori alle tempere), la rarità dell’opera nel mercato.

Tendenze attuali

Il mercato contemporaneo di Tato beneficia di un crescente interesse internazionale per il Futurismo italiano, alimentato da mostre retrospettive, studi accademici e dall’apprezzamento dei collezionisti di arte moderna per l’innovazione visiva e il coraggio sperimentale di questo movimento. Le aeropitture di Tato, in particolare, sono sempre più ricercate da istituzioni pubbliche e collezionisti privati che riconoscono il loro ruolo fondamentale nello sviluppo dell’arte astratta e del modernismo europeo.